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Quali altre opere di S.K. presentano legami con la serie della Torre Nera? (Parte I di IV)

La metareferenzialità (concetto che King per sua ammissione odia, ma su cui torna continuamente -eh già mio caro Steve!-) e l’autocitazionismo, sono due caratteristiche presenti in gran parte delle opere del Re. Non è raro infatti di imbattersi in personaggi o luoghi che suonano familiari all’interno di un libro e di trovarsi a pensare a dove diavolo ci si sia già incappati.
Quando King si mise in testa di scrivere la Torre Nera (o, secondo chi vi scrive, successivamente, quando capì di poterla estendere al suo pubblico di Fedeli Lettori) disse: «La mia idea è di usare la serie della Torre Nera come una sorta di ricapitolazione, un modo per riunificare quante più possibili delle mie storie precedenti sotto la volta della stessa uber storia». In pratica proclamò (anzi, di fatto li rese reali) che tutti quei collegamenti fino ad allora sospettosamente ritenuti tali dai sostenitori di Roland e company, esistevano davvero. All’interno della saga infatti prende posto una quantità di personaggi, situazioni, modi di dire e particolari provenienti da altri romanzi, assolutamente imbarazzante. […]

Prendiamo per esempio il già ipercitato “L’ombra dello scorpione”: durante gli avvenimenti di “La sfera del buio” il Ka-Tet arriva in una città chiamata Topeka. Appare sin da subito evidente che tale città appartiene a un altro universo: un universo in cui un’influenza chiamata «Captain Trips» ha sterminato la maggior parte della popolazione mondiale. Stessa tragica apocalisse nella quale si muovono i personaggi del romanzo succitato. Addirittura il nome della superinfluenza è lo stesso. Ovviamente non sto a ricordarvi che le due opere condividono lo stesso cattivone poco incline ai colori vivaci perché sarei ripetitivo e abbiamo un mucchio di altre similitudini da analizzare.
Facciamo un salto indietro fino al 1975 e prendiamo in esame il secondo libro pubblicato da King: “Le notti di Salem”. Un libro di vampiri, quando i vampiri erano ancora i vampiri e non bisognava vergognarsi di leggere a proposito delle creature della notte, anzi. Bei tempi. Comunque, tornando a noi, uno dei personaggi principali del libro è Padre Callahan, un uomo di chiesa leggermente fuori dal suo percorso di fede. Ebbene, lo stesso identico Padre Callahan, lo ritroveremo poi come personaggio fondamentale a partire dal quinto libro della saga della Torre Nera: “I Lupi del Calla”. Se avete notato l’assonanza tra Callahan e Calla allora avete capito bene com’è che funziona il giochetto e, tanto per darvene un’altra dimostrazione, sappiate che la casa in cui alloggia Ben Mears, il protagonista del romanzo, è conosciuta come «Casa Marsten». Un nome che riporta alla mente una delle tante identità del Mago: Marteen Broadcloak.
 

Filippo Magnifico