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Cos’è il Ka? (Parte I di III)

Oltre che un’ottima base di partenza per battute scadenti, Il Ka è una forza cosmica che potrebbe trovare riscontro nel nostro fato o nel destino. In realtà non è così facile, perché molte delle sue caratteristiche, così come suggerisce anche il nome, vengono ereditate dal Karma. Come se non bastasse, questo miscuglio di credenze è rafforzato anche da un significato religioso. Difatti, il Ka, viene considerato come il volere di Gan (l’equivalente di Dio nel Medio Mondo).

Il sigul, il marchio, che lo rappresenta, raffigura una lettera ambigua che può essere intesa sia come «K» sia come «A» racchiusa da un cerchio che sta a rappresentare una ruota.
La figura della ruota è accomunata al concetto di Ka in più di una occasione durante la serie. «Il Ka è una ruota» è una frase che sentirete ripetere fino allo sfinimento, ed è sorretta dal dogma assoluto secondo il quale tutto è destinato a ripetersi e ciò che viene fatto, in qualche modo, torna indietro (in perfetto stile karmico).
Il Ka non ha valore assoluto ed è un concetto altamente astratto. Non segue una morale e non è schierato né a favore del bene né a favore del male. Affligge (o per meglio dire, tocca) tutti allo stesso modo. Roland, Randall Flagg, il Re Rosso, Eddie, sono tutti soggetti alla forza del loro destino, indifferentemente che essi tramino o meno contro la Torre Nera e, quindi, siano implicati nella distruzione del multiverso.
Un particolare interessante viene fuori quando poniamo l’accento sulle scelte più o meno discutibili che intraprende Roland durante il viaggio: Il suo Ka è quello di giungere alla Torre Nera, questo lo sappiamo noi e lo sa, ovviamente, anche l’ultimo cavaliere, tutto quello che c’è in mezzo, tutte le scelte morali ambigue, i tradimenti, le battaglie, le perdite, sono completamente dipendenti da lui. In un certo senso, potremmo riassumere il Ka in questo modo: il Ka è il fine, il mezzo è a totale appannaggio del soggetto.
In realtà, la questione, ricorda molto da vicino quella relativa al libero arbitrio: è davvero possibile scegliere come agire quando, alla fine, tutte le azioni che si intraprendono portano allo stesso risultato e cioè al compimento del proprio destino? Roland stesso sembra aver combattuto a lungo con questo dubbio e appare come un uomo “sconfitto” dall’illogica schiacciante del quesito. Lui sa qual’è il suo destino, il suo Ka e, quello che si percepisce all’inizio del viaggio, è che non gli interessi affatto del modo in cui dovrà raggiungerlo. E’ ormai in grado di accettare ogni prezzo da pagare. La sua figura è disperatamente impossibilitata a reagire al fato e anche quando gli viene presentata l’opportunità di ritirarsi, lui la rifiuta.

Filippo Magnifico