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Chi è l’Uomo in Nero? (Parte III di III)


Marteen Broadcloack era il mago di corte di Steven Deschain, padre di Roland Deschain, reggente di Gilead. Si da il caso che Marteen Broadcloack fosse anche Walter O’Dim, o Randall Flagg come preferite. E che sia in buona parte -o del tutto- colpa sua se le cose, in quel di Gilead, si sono messe davvero male. […]

Marteen\Walter è sempre presente, in ognuno degli eventi tragici della vita di Roland. Le sue molteplici identità sembrano in un certo senso suggerire che lui sia tutti i nemici di Roland, tutti gli ostacoli che deve affrontare e con cui deve confrontarsi. A conti fatti, Walter potrebbe essere la stessa persona di John Farson, il generale che distrusse Gilead o, perché no, il Re Rosso in persona. Per quanto ci è dato sapere il modo in cui è in grado di cambiare identità potrebbe ingannare tutti. Persino S.King stesso.
Nel suo essere vuoto e praticamente indistruttibile, L’Uomo in Nero potrebbe essere il male, in tutte le forme che questo assume.
Da dove l’ha tirata fuori un’idea del genere King? O meglio, mettendola giù un po’ più a modo: cosa ha ispirato Stephen King nel creare una creatura del genere?
Stando a quanto lui stesso afferma, l’Uomo in Nero deve i natali a un concetto e a due persone in particolare. Due persone non molto raccomandabili a dire la verità, ma d’altronde come ci si poteva aspettare altrimenti?
Una è Donald DeFreeze, un criminale terrorista attivo negli Stati Uniti attorno agli anni ’70. Da lui King afferma di essersi ispirato per il look jeansato e per gli stivali da cowboy. L’altra ispirazione è Charles Starkweather un pluriomicida che terrorizzava S.K. Quando quest’ultimo era bambino (vi immaginate? Terrorizzare il Re del brivido dev’essere impagabile) e nei cui occhi, secondo Steve: «Non era possibile leggere alcun sentimento».
In generale, quello che affascinava Stephen era come il male si materializzasse in un arco di tempo ben preciso, facesse i suoi porci comodi e poi lasciando il suo strumento intontito, svuotato. Il concetto alla base di Flagg è proprio questo. Per King: Hitler, Charles Manson, Randall Flagg, sono in realtà la stessa cosa.
Walter appare numerose volte nella serie a fumetti (che essendo decisamente più «visiva» in realtà fuga il dubbio che L’Uomo in Nero possa essere anche John Farson o il Re Rosso, che appaiono come entità ben distinte al fianco di Walter), e ha all’attivo anche una miniserie -composta da un solo volumetto- tutta sua, in cui se ne approfondiscono le origini.
Roland e la sua nemesi sono destinati a incontrarsi e scontrarsi innumerevoli volte durante tutto il viaggio fino alla Torre. Tengono conciliabolo alla fine del primo romanzo in cui Walter, da bravo mago qual’è, fa i tarocchi a Roland, svelandogli il futuro.
Gran parte del fascino di Walter deriva anche da una serie di similitudini con numerosi personaggi di opere letterarie piuttosto famose: vedi Il Mago di Oz o Merlino, della leggenda di re Artù di Camelot.

Non perdete l’appuntamento, Venerdì, con: “Che cos’è il Ka?”

Filippo Magnifico