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Cos’è il Ka-Tet? Chi ne fa parte? (Parte I di II)


A far cambiare Roland, a farlo crescere come personaggio e come persona, è il suo Ka-Tet. Lo so che sto utilizzando questa parola ormai in diverse occasioni, e che molti di quelli che stanno leggendo non hanno idea di cosa significhi. Ancora un po’ di fede, tra poco vi spiegherò con precisione cosa s’intende per Ka-Tet, per ora limitatevi a pensare a un gruppo di persone unite per il raggiungimento dello stesso obiettivo. […]

Il suo Ka-Tet è composto da quattro membri oltre a lui.
Eddie Dean, il prigioniero, che in realtà non è la prima cosa che vi verrebbe in mente a pensare a un prigioniero: Il suo carceriere, il suo boia, nel momento in cui lo conosciamo, è l’eroina. Eddie è “prigioniero” della sua dipendenza ed è Roland a tirarcelo fuori. Se mai vi venisse in mente che Roland salvi Eddie dalla sua dipendenza perché “giusto”, potete fare un passo indietro e riconsiderare la cosa. Roland strappa Eddie dal suo mondo, portandolo de facto in un posto in cui l’eroina semplicemente non esiste, e non lo fa per pietà o per amicizia. Lo fa perché è destino che Eddie Dean lo accompagni verso la Torre.
Eddie è un ragazzo ventenne, cresciuto in una periferia newyorkese, attorno agli anni ’80, nel pieno boom della eroina. Sarebbe uno yuppie se fosse ricco, invece è solo un ragazzetto di strada che si buca e spaccia. Il suo personaggio -a differenza di quello di Roland che è proprio particolare e non trova riscontro in nessun archetipo kinghiano- è tipicamente presente in molti dei romanzi del Re.
Eddie potrebbe essere accomunato senza problemi a Richie Tozier, “Boccaccia” come veniva etichettato in “IT”. Oppure accostato a Larry underwood de “L’ombra dello scorpione”. O ancora a Cuthbert Allgood, storico compagno di Roland quando ancora viveva a Gilead.
Eddie è un ragazzo sveglio, simpatico, brillante. E’ la spalla comica del gruppo ma non per questo è un buffone. E’ il miglior amico in cui Roland potesse sperare, e il suo è un ruolo fondamentale all’interno dell’economia della storia.
Il secondo personaggio, Susannah,  è una ragazza di colore, costretta su una sedia a rotelle per via dell’amputazione di entrambi gli arti inferiori in seguito a un incidente che gli costò quasi la vita. Il suo personaggio è un labirinto di identità, di modi di essere, di vizi e di virtù e, in fin dei conti, non apparirà mai cristallino e trasparente. Rimarrà sempre a lambire i confini della follia, in bilico tra la lealtà verso Roland e il resto del Ka-Tet, e quelle voci che proprio non vogliono abbandonarla.
Questo parallelo tra l’handicap fisico e\o mentale (in questo caso presente in entrambe le sue forme, se vogliamo considerare le diverse identità di Susannah come un handicap mentale) legato a doppio filo a tutta una serie di capacità straordinarie (Susannah diventerà un’ottima pistolera prima, e poi si rivelerà letale con l’uso dei piatti di Oriza: un’arma tipica del Medio-Mondo) è un altro punto distintivo di molte opere di S.K. Esempi celebri sono: Nick Andros (“L’ombra dello scorpione”), John Coffey (“Il Miglio Verde”), Danny Torrance (“Shining”).
Susannah, in virtù alla sua personalità frastagliata, sarà madre, moglie e amica per i diversi membri del gruppo. La sua figura polivalente la renderà protagonista di innumerevoli episodi.
E non sempre dalla parte giusta della barricata.

Non perdete l’appuntamento, martedì, con la seconda parte del Ka-Tet!

Filippo Magnifico