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Com’è nata l’idea della Torre Nera? (Parte IV)


Nonostante Stephen King dia l’idea di aver finalmente trovato il modo giusto per approcciare la sua ricerca della Torre Nera, per il romanzo successivo ci vogliono altri quattro anni.
“Terre desolate” esce nel 1991 e, com’è lecito aspettarsi, ha dei contenuti parecchio diversi. Si fa più avventuroso all’inizio, poi muta sguazzando nella psiche dei personaggi, infine ritorna su registri avventurosi, prima di terminare in maniera brusca. La qual vicenda per noi, oggi, non è un grande problema: basta acquistare “La sfera del buio” poco prima di portare a termine la lettura di “Terre desolate” e spararseli uno di seguito all’altro, come se tra i due lo stacco fosse nullo. Discorso diverso per chi, nel 1991 si trovò per le mani una interruzione del genere. Non un cliffhanger, attenzione (roba che di questi tempi in cui spopolano serie tv come Lost -che del cliffhanger ne fanno un vessillo- non sarebbe nemmeno un problema), proprio una interruzione. Punto e basta, nel bel mezzo di… beh, nel bel mezzo di tutto. Con tanto di postfazione -decisamente poco incoraggiante- nella quale i lettori venivano avvisati che, prima o poi, il quarto volume sarebbe arrivato.[…]

Il “prima o poi” si sarebbe tradotto in sei anni di attesa. Sì, avete letto bene: sei. Sei anni in cui King lottò con la sua dipendenza dalla droga e dall’alcol, finendo quasi per distruggere la sua famiglia, la sua vita e nondimeno la sua carriera. Sei anni in cui ognuno dei lettori che aveva seguito Roland, Eddie, Susannah e Jake nelle terre di Lud, su e giù per centinaia (ma credo fossimo già arrivati alle migliaia) di pagine, dovettero attendere con dedizione a tratti religiosa.
Quegli anni furono difficili tanto per l’autore quanto per i lettori. Mi vengono in mente un centinaio di metafore sessuali calzanti per rappresentare la frustrazione di chi era rimasto atterrito di fronte all’ultimo periodo del terzo volume, ma per non scadere nella volgarità non ne esporrò nemmeno una. Tanto siete capaci di immaginarvele da soli, no?
Una vecchietta di 82 anni scrisse a Stephen King una lettera straziante in cui lo pregava di rivelarle il finale della storia in quanto lei, gravemente malata, non sarebbe campata per più di un anno e che non l’avrebbe raccontato a nessuno. King le rispose che gli dispiaceva da morire, e la qual cosa gli spezzava il cuore, ma non aveva nessuna stramaledettissima idea di come si sarebbero concluse le avventure di Roland.
Un’altra lettera, ben più inquietante, gli arrivò da un condannato, residente nel braccio della morte in qualche prigione in Texas. Anche lui chiedeva a Steve di rivelargli il finale della storia. Giurò inoltre che si sarebbe portato il segreto nella tomba.
King fu subissato di lettere. Perlopiù da fan che erano stanchi di aspettare e che volevano arrivare a un finale (e che poveracci non sapevano di essere due lustri lontani dalla conclusione della storia).

Al prossimo appuntamento con l’ultima parte di “Com’è nata l’idea della Torre Nera?”

Filippo Magnifico